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Sembrava stata cancellata dal vocabolario del vino e invece mai come oggi si continua a parlare di tipicità e di quel legame straordinario tra il vino e la sua origine. Ma perché?

Il ritorno “silenzioso” ma prezioso della tipicità

Sembra incredibile come oggi si sia ripreso a parlare di tipicità nel mondo del vino. Magari non si cita spesso questo termine come se un po’ ci vergognassimo. Ne parliamo senza fare quasi mai il suo nome. Probabilmente si teme che ritornare a parlare di tipicità sia in qualche misura rinnegare un recente passato dove il successo del vino è stato determinato, in qualche misura, dallo scollegamento con il suo territorio di origine.

Qualcuno sicuramente avrebbe da ridire riguardo a questa nostra ultima affermazione ma la realtà a nostro parere è questa. Per molto tempo, più o meno un ventennio, il vino non ha avuto la necessità di dimostrare la sua genesi. Anzi, per certi aspetti, l’essere “ubiquitario” lo ha reso più libero di muoversi sul mercato senza troppi vincoli.

Si è deciso di passare dal concetto di “tipicità territoriale” a quello dello “stile del produttore” perché questo ha significato non essere più legati ad un cordone ombelicale suggestivo ma anche molto impegnativo.
Mercato tedesco in evoluzione, quanto lo spazio al vino italiano?
In occasione di ProWein ci affidiamo ai dati IWSR per conoscere meglio il mercato tedesco, in lenta evoluzione, ma molto attratto dal vino italiano

Cresce anche in Ontario il ruolo del canale privato
Nonostante la ristorazione rappresenti “solo” il 20% delle vendite del vino nell’importante Provincia canadese, è un canale strategico anche per la comunicazione e promozione di molte etichette di vino che poi passano frequentemente alla distribuzione del Monopolio

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L’Italia è sinonimo di eccellenza e i consumatori vanno educati seguendo questa filosofia. Come? Partendo delle carte vini dei ristoranti.

L'export del vino italiano a +3,3% supera 6,2 miliardi nel 2018
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Il gusto amaro conquista gli americani
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