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Numerosi siti inquinati tra province di Napoli e Caserta, in Campania.

Italia: Terra di grandi fuochi

Negli ultimi tre anni, in tutta Italia, da nord a sud, si sono verificati ben oltre 260 incendi in impianti di stoccaggio e recupero dei rifiuti (la maggior parte di sono di origine dolosa), l'ultimo proprio qualche settimana fa, a Roma. Una “situazione allarmante” che sta diventando, giorno dopo giorno, più frequente soprattutto nel Nord-Italia e che certamente fa porre l'attenzione su quali possano essere le conseguenze sulla salute pubblica e sull'ambiente.
Nel Bel Paese, a preoccupare è anche la cosiddetta “Terra dei Fuochi”, un'espressione che sta ad indicare una vasta area del Mezzogiorno, tra le province di Napoli e Caserta, in Campania, in cui sono stati interrati “illegalmente” rifiuti tossici e speciali in terreni agricoli e non e dove sorgono “discariche abusive” lungo le strade, che quasi quotidianamente vengono incendiate sprigionando nell'aria sostanze inquinanti, come la diossina, nociva per la salute dell'uomo. In questo fazzoletto di terra vi sono comuni di Caivano, Giugliano, Qualiano, Villaricca, Mugnano, Casoria, Acerra, Nola, e nel lato casertano i comuni di Santa Maria Capua Vetere, Castelvolturno, Casal di Principe, Aversa, Lusciano, Marcianise.

Caivano (provincia di Napoli- febbraio 2012- Un vigile del fuoco impegnato a spegnere un rogo appiccato a rifiuti speciali e urbani. Nella cosiddetta Terra dei Fuochi basta spulciare i documenti dei Vigili del Fuoco ,dove sono registrati i tantissimi interventi dei pompieri per i roghi tossici, per capire la portata del fenomeno relativo ai roghi tossici. Da molti anni, la camorra e le piccole imprese che producono in nero e sono costrette a smaltire i rifiuti in nero, usa il sistema dei roghi tossici per liberarsi dei rifiuti e degli scarti industriali di ogni tipo.

Secondo l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) i continui smaltimenti illegali di rifiuti, con dispersione di sostanze inquinanti nel suolo e nell’aria, sono in stretta correlazione con l’incremento di diverse patologie tumorali. Da molto tempo la “questione ambientale” viene denunciata dai cittadini dei comuni colpiti e da molte associazioni, con numerose manifestazioni, appelli per evitare che la situazione diventi sempre più allarmante e insostenibile oltreché dannosa per la popolazione residente.
Abbiamo approfondito la questione con Salvatore Minieri, giornalista professionista che vive e che racconta quotidianamente la Terra dei Fuochi, in Campania.
1. Quali sono i problemi che la popolazione che vive nella terra dei fuochi deve affrontare ogni giorno?
<<Il più grande problema? E' il tumore! Ogni giorno dobbiamo fare i conti con la “puzza” generata dalla combustione dei rifiuti tossici interrati e dai numerosi incendi appiccati nei siti di stoccaggio. I rifiuti urbani cosi come quelli tossici prodotti dalle aziende, sono un grande business per le ecomafie, in particolare per la Camorra. Per evitare che la gente si ammali ancora di più, è fondamentale che lo Stato effettui il prima possibile le bonificare delle zone inquinate e poi che controlli quotidianamente il territorio. Rimuovere i rifiuti interrati tra le province di Napoli e Caserta, significa evitare che le sostanze tossiche di qualunque genere possano essere bruciate e di conseguenza inquinare aria, acqua, terra e quindi le persone>>.
2. Quali sono le fasce d'età più colpite dai tumori? E quali sono le patologie tumorali più frequenti?
<<I bambini e i giovani in particolare. Ci sono anche molti casi di persone con età sopra i 40 anni alle prese con tumori molto aggressivi. Le patologie sono le leucemie e tumori di vario genere: prostata, rene, stomaco, fegato, laringe...>>.
3. Secondo lei, l'economia circolare dei rifiuti può essere un deterrente, una soluzione per fermare la gestione irregolare dei rifiuti?
<< L'economia circolare può aiutare sicuramente a limitare i roghi nelle città e i volumi rifiuti da mandare in discarica. Ciò che però serve per evitare nuovi sversamenti di rifiuti tossici prodotti dalle aziende che scaricano qui, tra le province di Napoli e Caserta, è sicuramente il controllo serrato del territorio, utilizzando “droni” e altre tecnologie in funzione h24 da parte delle forze dell'ordine. L'aumento dei roghi nei siti di compostaggio di rifiuti in tutta Italia è una moda per creare “l'emergenza rifiuti” laddove non c'è e quindi creare nuovo business>>.
4. C'è una buona consapevolezza nell'opinione pubblica italiana, su che cos'è la "terra dei fuochi"?
<<Una volta nessuno parlava della Terra dei Fuochi. Oggi se ne parla di più, ma non basta. Sensibilizzare l'opinione pubblica può certamente essere un deterrente affinché non si creino nuove “terre dei fuochi”. Come dicevo prima occorre che lo Stato faccia la sua parte. Il mondo dell'informazione pure, non solo quando c'è un'emergenza>>.



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