Menu

Gli oceani, oltre a produrre ossigeno, tolgono di mezzo il 30% della CO2 che ogni anno viene immessa in atmosfera.

Oceani sempre più caldi ed alti. Quali sono i pericoli per l’uomo?

Il cambiamento climatico in atto da ormai diversi anni, sta causando una serie di effetti sul pianeta. Uno di questi è, senz'altro, “l'innalzamento del livello dei mari”.
Secondo uno studio condotto da ricercatori delle Università del Colorado e del National Center for Atmospheric Research in collaborazione con la NASA, l'innalzamento potrebbe raggiungere i 65 centimetri entro il 2100 con effetti devastanti (dal punto di vista economico, urbanistico e sociale) per moltissime città costiere di tante nazioni. Anche l'Italia non è immune dal problema.
Con l'aumento del livello degli oceani, c'è il rischio (e in parte sta già accadendo anche alle nostre latitudini) che aumenteranno di intensità e numero i cicloni e, data l’alterazione del ciclo dell’acqua, i modelli di precipitazione cambieranno tanto che zone prima temperate muteranno aspetto e altre saranno afflitte da siccità. Inoltre, la febbre del pianeta sta portando allo scioglimento dei ghiacciai che favorisce l'immissione di acqua dolce negli oceani, cambiando in maniera consistente la salinità dei mari. Un fattore che interferirà molto più che in passato, anche sui percorsi abituali delle correnti che mantengono il nostro clima più stabile, e che si basano proprio su delicati equilibri di temperatura e salinità.
Ma vi siete mai chiesti qual è l'importanza degli oceani all'interno dell'ecosistema della Terra?
Ne abbiamo parlato più nel dettaglio con uno dei massimi esperti in materia, l'oceanografo del CNR di Venezia, Sandro Carniel.
Perché gli oceani stanno diventando sempre più caldi e qual è la loro importanza?
<<Il nostro pianeta è ricoperto per il 70% da acqua, e il 98% di questa acqua è contenuta negli oceani. Ovviamente quando questa evapora lascia il sale in mare e quindi il ciclo dell’acqua (anche quella dolce) è controllato dagli oceani. La disponibilità di acqua nel Pianeta è quindi regolata dagli oceani! Inoltre, sono microscopici organismi vegetali che vivono negli oceani a produrre quasi il 50% dell’ossigeno che respiriamo. Gli oceani forniscono proteine a quasi 2 miliardi di persone attraverso la pesca. E sono una cassaforte di biodiversità, abbiamo contato 250.000 specie animali/vegetali ma ne scopriamo quasi 2.000 nuove anno. Gli oceani, oltre a produrre ossigeno, tolgono di mezzo il 30% della CO2 che ogni anno viene immessa in atmosfera. E poi negli oceani avvengono altre cose apparentemente meno importanti, per es. il fatto che il 90% delle merci vengano trasportate proprio via mare. Ci tengo anche a ricordare che gli oceani trattengono una enorme quantità di calore, nei loro primi 2.5 metri lo stesso che è racchiuso in tutta la colonna atmosferica, e quindi sono i principali regolatori del clima sul Pianeta>>.

Quali sono le aree del pianeta in cui gli oceani sono più caldi?
<<Ovviamente nel cercare di aiutarci rallentando gli effetti di un clima che cambia, i mari si stanno sacrificando. per i nostri mari il pericolo maggiore è proprio quello di subire degli “attacchi multipli”: sovrasfruttamento della pesca, microplastiche, bombe sottomarine, acidificazione, estrazione incontrollata di minerali dagli abissi sono solo alcuni esempi che si sommano a quelli legati al fondamentale tema del rapporto tra clima e oceani. Perché quando si parla di riscaldamento globale viene spontaneo pensare subito all’atmosfera (la cui temperatura superficiale media è cresciuta di almeno 0.85°C dal 1880). In realtà, ovviamente, anche gli oceani si stanno scaldando, e lo stanno facendo in modo sempre più veloce. Anzi, il 90% dello sbilancio energetico della Terra nel sistema climatico (in soldoni, la differenza tra quanta energia entra e quanta esce) viene trattenuta proprio dagli oceani, e solo il rimanente 10% se ne va per riscaldare terra, atmosfera e fondere i ghiacci. Quindi il contenuto di calore degli oceani è, di fatto, il migliore indicatore di cambiamento climatico che abbiamo a disposizione, e la sua misura è il miglior modo per poter dire qualche cosa su come e quanto la Terra si stia riscaldando. Gli oceani reagiscono in vari modo al riscaldamento delle loro acque>>.

Quali sono le conseguenze e gli effetti sull'ambiente, se la temperatura e il livello dell'acqua degli oceani aumenterà ancora nei prossimi anni?
<<Gli effetti del cambiamento degli oceani sull'uomo e sull'ambiente non sono da sottovalutare. Un ulteriore innalzamento del livello del mare con previsioni medie sono comprese tra i 50 e 100 cm entro fine secolo. Ci sarà una diminuzione della capacità di assorbire anidride carbonica, una tropicalizzazione di alcuni mari che ora diventano più adatti ad ospitare specie prima non comuni. Inevitabilmente, questo significa anche amplificare i potenziali impatti legati a inondazioni, tempeste, ondate di gelo o calore>>.

Secondo lei, quali sono gli strumenti per fermare i cambiamenti climatici?
<<Misurarne la febbre, per così dire, non è semplice, a causa di una cronica carenza di dati e della possibilità dei satelliti di fornirci informazioni relative solo a un sottile strato superficiale. Possiamo però tutti incidere con i nostri stili di vita, innanzitutto. Le azioni dei singoli sono esattamente quelle che hanno portato alla formazione del Big Garbage Patch, una sorta di isola di plastica e microplastica nell’oceano Pacifico larga quasi come la Spagna. E saranno proprio le azioni dei singoli a cambiare questa direzione, se ci crediamo. Investire e sviluppare nuove tecnologie per ricavare energia dal mare e per rallentare il riscaldamento del Pianeta, anche se sarà inevitabile ormai adattarci a molti degli effetti del cambiamento climatico. In alcuni casi dovremo gestire l’inevitabile, ed evitare l’ingestibile. Abbiamo però anche bisogno di azioni collettive, che devono essere intraprese tramite attività politiche responsabili da parte di chi ci governa. Ovviamente è necessario anche capire meglio, aumentare le conoscenze, soprattutto attraverso la ricerca scientifica. E pensare ad un modello economico diverso, che non si basi su uno schema squisitamente consumistico. E tutto va inquadrato in un contesto internazionale...>>.



Commenti disattivati

WhatsApp chat
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: