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Il caso dell'Area Marina Protetta di Capo Carbonara di Villasimìus (CA)

Qual è l’importanza delle aree marine protette?

Vi siete mai chiesti perché sono state istituite in tanti continenti, le aree marine protette? Qual è la loro importanza?
Le “aree marine protette” sono uno “strumento essenziale” per la protezione, il recupero e l’aumento della biodiversità, produttività e resilienza degli oceani, e assicurano il rifornimento di beni e servizi ecosistemici, indispensabili all'uomo. Negli ultimi anni, come molti voi sanno, i nostri mari e litorali hanno subito profondi cambiamenti, dovuti alle attività umane come, ad esempio, l'abusivismo edilizio lungo le coste, la pesca intensiva, la balneazione, gli scavi per l'estrazione di combustibili fossili.

In Italia, le prime aree protette marine furono istituite nel lontano 1986, a Ustica e Miramare, grazie al volere dei pescatori locali. Attualmente, nel Mediterraneo ci sono 1.140 AMP designate che coprono il 6,5% del Mar Mediterraneo. Di queste solo 76 sono completamente protette e coprono lo 0,04% del Mediterraneo, con una dimensione media molto piccola (5 km2).

In Sardegna, nel 1998, più precisamente nella costa sud-orientale dell'isola, fu istituita l'Area Marina Protetta di Capo Carbonara’ che gestisce, preserva e valorizza il patrimonio naturale unico della costa di Villasimius che va da Capo Boi fino a Punta Porceddus, divenuto negli anni meta turistica per moltissimi vacanzieri.
Nell'area sono presenti tantissime specie ittiche mediterranee, come labridi, sparidi, serranidi, grongoidi, murenoidi, carangidi. Nei pressi della Secca di Cala Caterina si può scendere ad ammirare uno spettacolo sommerso fatto di grosse frane granitiche, abitate da una popolazione di cernie e orate di grandi dimensioni.

Ma quali sono gli strumenti che vengono attuati per gestire il capitale naturale di queste zone protette?

Ne abbiamo parlato con il direttore dell’Area Marina Protetta “Capo Carbonara”, Fabrizio Atzori.
L'area Marina di Villasimìum è una delle perle della Sardegna, quali sono gli strumenti di tutela ambientale?

Ci sono vari strumenti decreti, leggi nazionali e regionali molto stringenti che permettono di salvaguardare l'ambiente. Oltre agli strumenti legislativi serve un attento e discreto lavoro sul territorio. Siamo molto attenti affinché si possa preservare tutto ciò che la natura ha creato in questo spicchio di Sardegna. Per fare un esempio pratico, nell'area è vietata la pesca subacquea in tutti i quadranti (A, B, C), e si possono effettuare immersioni con autorespiratore solamente dopo aver ottenuto il benestare dalla direzione dell'area marina protetta.

Attualmente il mare sardo gode di buona salute?

Il mare tutto sommato è in salute. L'unico problema sono i rifiuti ma è una criticità che accomuna un po' tutti i litorali d'Italia.

Durante la celebrazione del ventesimo compleanno dall'istituzione dell'area marina, sono stati presentati e posizionati presso il porto turistico due “seabin”, ci può spiegare che cosa sono?

I “seabin” sono cestini galleggianti alimentati con la corrente elettrica che hanno la funzione di raccogliere plastica e altri generi di rifiuti galleggianti 24h/24h e 7/7. Al momento sono soltanto 2. Siamo stati i primi a dotare un porto turistico di questa tecnologia per ripulire l'acqua del mare di un'area protetta. Una volta pieni vanno svuotati manualmente. In un anno, ciascun Seabin, è in grado di raccogliere una quantità di plastica pari a ventimila bottiglie.

Ci sono specie a rischio estinzione all'interno dell'area marina?

Al momento potremmo dire di no. Gli unici (forse) a soffrire sono le tartarughe carette-carette e i ricci marini. Su quest'ultimi bisognerebbe applicare un fermo di pesca, in tutta l'isola, per capire quanti sono, se sono in diminuzione e quali strategie adottare per salvaguardare la specie in caso gli studi dimostrassero un'effettiva riduzione.



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