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Moltissimi siti di particolare interesse culturale sono minacciati dal cambiamento del clima

Quali sono le conseguenze dei cambiamenti climatici sull’Italia?

Quanto ci costano (in termini economici) i cambiamenti climatici? Potremmo dire che il prezzo sia già troppo alto. Foreste e alberi abbattuti dalle piogge intense condite dal forte vento, lunghi periodi di siccità, scioglimento dei ghiacciai alle alte latitudini. Sono alcuni segnali che la Terra ci sta dando sul suo “stato di salute” ma che sembrano ancora riscuotere poco l'attenzione dell'opinione pubblica e della politica. Secondo i massimi esperti, i fenomeni cosiddetti “estremi” avranno un impatto molto importante su milioni di persone nei prossimi anni, con effetti ancora maggiori su chi vive nelle zone più vulnerabili e povere del mondo.

Il segretario generale delle Nazioni Unite che in occasione dell'apertura della Conferenza climatica COP24 a Katowice ha dichiarato: “Quella del clima è già oggi una questione di vita o di morte”.

Per evitare la crisi climatica si deve agire entro alcuni anni riducendo le emissioni di gas serra almeno del 95% entro 2050, questo contribuirà a contenere il riscaldamento del pianeta almeno sotto la soglia critica, 2°C. Anche il presidente dell'Istituto superiore di Sanità, Walter Ricciardi, è preoccupato: “Tra due generazioni sarà troppo tardi. Effetti devastanti sulla salute. Si tratta, in un certo senso, di un Olocausto a fuoco lento”.

Lungo tutto lo stivale, esistono alcuni moltissimi siti di particolare interesse culturale che sono minacciati dal cambiamento del clima. Dunque, la “questione climatica” non può più essere rimandata al futuro. 

Abbiamo approfondito l'argomento con Mariagrazia Midulla, Responsabile Clima ed Energia del WWF Italia:

1. Quali saranno le conseguenze sul clima terrestre se gli stati mondiali non attueranno politiche green?

<<Se gli “stati” fanno solo parole ma non fatti concreti, ci potrebbero essere effetti catastrofici nei prossimi anni. In passato, gli scienziati erano stati molto cauti sui cambiamenti del clima ma, in realtà, come sappiamo si stanno verificando. E tutti noi dobbiamo prenderne atto.

Bisogna fare politiche profonde, incisive sull'ambiente, nel più breve tempo possibile, per limitare i danni all'ecosistema, alla salute dell'uomo, al pianeta stesso. Base portante di tutto l'accordo di Parigi del 2015 è quello di contenere l'aumento della temperatura ben al di sotto dei 2 gradi centigradi rispetto ai livelli pre-industriali, con l'impegno a limitare l'aumento di temperatura a 1,5 gradi, ma ben poco, ad oggi, è stato fatto>>.

2. Quali sono state le sue sensazioni appena ha appreso la notizia della devastazione della Foresta dei Violini, in Trentino?

<<Sono rimasta molto colpita. E' stata una situazione del tutto anomala quella che si è verificata nel nord-est. La vera anomalia? I “venti eccezionali”! Alcune zone del nostro pianeta non sono mai state abituate a fenomeni cosi estremi. Occorre approfondire, studiare i fenomeni in maniera più accurata, per capire come il clima si evolverà alle nostre latitudini, quali strategie adottare nel futuro. Sicuramente quanto è successo è un segnale importante da non sottovalutare>>.

3. Secondo lei, la “decarbonizzazione” entro quando dovrà essere attuata per salvare il pianeta?

<<Al più presto. Non c'è tempo da perdere. Il nostro paese è uno dei stati più industrializzati al mondo. E' tra quelli che più contribuisce all'inquinamento atmosferico. In Italia, nel 2017, le emissioni di Co2 sono aumentate del 3% e anche nel resto dell'Europa, dopo alcuni anni, sono tornate a crescere. L'Unione Europea dovrebbe portare a termine la decarbonizzazione entro il 2040 e non 2050, come ha specificato la commissione. Come ripeto: prima si agisce, meglio è>>.

4. Quali sono gli strumenti e le strategie da attuare per mitigare i cambiamenti climatici?

<<Limitare i gas inquinanti, incrementare le politiche green su tutti i settori, compresa l'agricoltura. Incentivare, ad esempio, la mobilità elettrica, l'utilizzo di biciclette, dei mezzi pubblici a discapito delle auto private.

Dobbiamo porre limite al consumo sfrenato delle risorse della terra. Il “consumismo” (specie negli ultimi anni) è diventato un modo per non pensare a certe questioni ma di fatto ha rovinato il nostro pianeta. Non è più sostenibile. Per riassumere: dobbiamo assolutamente cambiare radicalmente le nostre abitudini quotidiane>>.



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