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Riflessioni

Next Stop, un nuovo sguardo sull’arte contemporanea

 

Nel maggio scorso nella splendida cornice di Palazzo Zenobio a Venezia è stata inaugurata la rassegna d'arte “Next Stop”.

La mostra definita “staffetta d’arte” fa parte di tanti eventi collaterali che, in concomitanza con la 58ma Esposizione Internazionale d’Arte, offrono la possibilità a molti artisti di presentare al mondo le loro opere.

A presiedere l’evento troviamo le curatrici Loredana Trestin e Annarita Boccolini insieme al direttore artistico Angelo Bacci e il critico d’arte Christian Humouda. Le opere si distribuiscono in sei sale. Una prima sezione dell’esposizione è curata da Annarita Boccolini e Loredana Trestin. Seguono la bipersonale di Raffaele Dragani e Claudio Sireci, la collettiva proposta dal cerchio cromatico curata da Mauro Dell’Aira e dallo Storico e critico d’arte Mattea Micello per finire con la sezione di Cuba Arte curata da Suzzette Rodrìguez e David Mateo.

Il direttore artistico Angelo Bacci ha espresso il desiderio di voler incontrare in ogni sala gli artisti, per conoscerli e salutarli, “perché i protagonisti della mostra sono sia le opere che gli artisti. Resta il fatto che ogni tela ha un proprio modo di esprimersi pertanto ogni quadro è un racconto, di cui dobbiamo capirne il valore e l’entità, in base alla nostra sensibilità”.

In che modo possiamo volgere lo sguardo sull’arte contemporanea? “L’arte in ogni sua disciplina valuta la profonda bellezza del proprio tempo, rendendolo eterno nel nostro tempo, l’artista pone lo sguardo su ciò che è parte essenziale nella nostra vita. L’arte è da considerarsi sempre contemporanea perché è creata dall'uomo per l’uomo. L’arte vale sempre ed è ben oltre le quotazioni che possono dare gli esperti”.

Sono dunque 75  gli artisti che si trovano a dialogare tra loro. Cosi li ha presentati il critico Christian Humouda: “A partire dalle collettive e dalle due personali, si possono vedere le diverse anime degli artisti, che dialogano tra loro con modi e forme differenti. Possiamo trovare infatti, opere di rotture, astratte, materiche, immateriche, un ricordo formale e tecnico di Picasso che si perde in un aura cheap e pop. Next Stop è un vero e proprio viaggio intorno all’uomo, in cui è possibile vedere le diverse sfumature di una società, che modifica intrinsecamente la persona prima e l'artista poi. In ogni caso, ciò che osserviamo, è il risultato della reciproca modificazione che porta alla creazione di qualcosa di nuovo e in parte bello da vedere. Il mio consiglio di critico è quello di soffermarvi e curare voi stessi ogni singolo quadro come fosse un viaggio. Perchè gli artisti, in ogni pennellata o colatura, hanno cercato di dare una forma e un'espressione della propria interiorità e ciò che vediamo sulla tela, altro non è che un frammento della loro anima.

“L’arte - per Angelo Bacci - è l’essenza della vita. Cultura e arti infatti danno dei segnali forti alla società così come le differenti visioni che troviamo mescolate nella realtà che viviamo. L'arte contemporanea racconta l'oggi, il periodo storico che viviamo. Un arte quella attuale che si trova in netta contrapposizione con quella ormai storicizzata che cercava invece di raccontare la bellezza del mondo”.

La curatrice Suzzette Rodrìguez delinea così la cornice dell’arte cubana a Venezia: “Ho sempre saputo che la Biennale di Venezia è uno degli eventi d'arte più importanti a livello internazionale. Per gli artisti cubani è molto importante essere presenti oggi a Venezia perché finalmente possiamo mostrare una parte sconosciuta di Cuba. Da noi ci sono scuole d'arte molto importanti che sono altresì poco conosciute e proporre le diverse voci del nostro paese è una conquista che abbiamo faticato a raggiungere.

Io penso che gli artisti proposti oggi, riescano a raccontare i diversi momenti storici del nostro paese. In questa sezione infatti presentiamo 30 artisti, diversi per tecnica e tematica, ma tutti accomunati dalla volontà di esprimere il proprio vissuto. Dal 1 maggio del 1959 ci sono stati tanti cambiamenti a Cuba e in ognuna di queste opere, è possibile vedere e sentire qualcosa di diverso”.

Se l’arte contemporanea per gli artisti italiani è un viaggio intorno a se stessi, cosa raccontano gli artisti cubani? Il critico Humouda risponde: “per il padiglione di Cuba, troviamo artisti già molto quotati all’estero. E' ben visibile dai quadri presentati tutta la volontà di un popolo di ritornare a far sentire nuovamente la propria voce. Ogni artista riesce a seguire una corrente già conosciuta, ma allo stesso tempo rielaborata attraverso una vena profondamente rivoluzionaria. Una rivoluzione che profuma di rinascita, umana e culturale, uno spiraglio di vita e apertura verso il modo, un grido fiero e potente verso il futuro. Come fiero e potente è il cuore del popolo cubano che da troppo tempo rimane oppresso senza ragione. Volevo soffermarmi su un'opera in particolare, quella di Alberto Dominguèz. Questo ponte che è stato costruito davanti all’ambasciata americana è un inno di rottura e ribellione verso coloro che hanno permesso, per anni e anni che il paese subisse ogni tipo di vessazione e privazione. Un embargo che non si è quasi mai concluso sotto il profilo economico ma che non ha altresì impedito agli artisti e ai creativi, di muoversi in modo assolutamente innovativo. Nel padiglione di Cuba è davvero ben visibile la volontà e il desiderio di uscire e contaminarsi con il mondo esterno. In modo pacifico e fiero, come solo i cubani sanno essere”.

Alla curatrice Suzzette Rodrìguez chiediamo qual è il messaggio che gli artisti cubani hanno portato qui in Italia: “il messaggio è che nonostante le nostre difficoltà possiamo sempre andare avanti. Cuba è un Paese pieno di problemi, ma noi andiamo sempre avanti con tanta tenacia ed energia e cosa non da poco, vogliamo dimostrare che siamo capaci di creare qualcosa dal nulla”.

Il sentimento che accomuna gli artisti cubani è il desiderio intrinseco di libertà, di voglia di distruggere l'oppressione che ancora oggi sentono dentro. Chiediamo al direttore artistico Angelo Bacci quali emozioni gli artisti sono stati in grado di trasmetterle: “Ogni opera è un racconto e andrebbe letta e valutata come una vera e propria cartina geografica delle emozioni. Sono i sogni, i ricordi, le vibrazioni e le sensazioni ad essere in primo piano, insieme ad una serie di sentimenti e valori che solo un artista riesce ad esprimere. Le opere cubane affrontano temi drammatici. Che rappresentano la vita che vivono ogni giorno. Ogni artista ha una visione diversa ed esprime una propria rappresentazione del mondo con colori e forme diverse. Personalmente mi piace mettere insieme le sensazioni e le vibrazioni perché le sensazioni provengono dal cuore, mentre le vibrazioni nascono della mente. Un'opera d'arte mi deve colpire, devo sentirla dentro e questo avviene attraverso la sua capacità espressiva. Quello che emerge in tutte le opere degli artisti cubani è proprio questa ribellione interiore profonda, che vorrebbero gridare, ma essendo impossibilitati a farlo la disegnano”.

C’è un’opera che l’ha colpita in particolare? Una delle opere che mi ha colpito sin dall’inizio è “Tribuna” di Alberto Dominguèz. Il ponte che ha la funzione di collegare i due mondi, in realtà li interrompe. Le pennellate bianche che vediamo rappresentano il singolo cubano che in qualche modo diventa fastidioso, invadente per un popolo come quello americano, che non accetta e riconosce la libertà altrui. Pertanto la costruzione invece di essere un mezzo creativo di uguaglianza e condivisione diventa un simbolo di violenza”.

Alla domanda quale messaggio di speranza troviamo nelle opere cubane il critico Christian Humouda risponde: “l’opera “Intarsia” di Alejandra Oliva è un’opera composta da più pezzi di porcellana che vengono assemblati insieme. I due artisti infatti hanno voluto dimostrare, che anche un coccio può essere riutilizzato e diventare qualcosa di assolutamente nuovo e utile. Allo stesso modo anche le culture possono essere recuperate e riutilizzate all’interno di un progetto più ampio, come un collante di unione composto da differenti diversità. Perchè anche dalle ceneri può rinascere qualcosa di bello, e come diceva Dostoevskij: “la bellezza salverà il mondo”, Cuba e spero il resto del mondo”.

In “Next Stop” troviamo contrapposte le idee e i concetti di due nazioni distanti e vicine. Da un lato troviamo la visione frammentata e variegata di soggetti e temi rappresentati dagli italiani, dall’altro l’autenticità dell’emozione degli artisti cubani, che tracciano un trasversale e condiviso grido di dolore per la condizione politica del loro paese.

Nello stesso modo anche gli artisti italiani traslano e rappresentano la società del loro tempo cercando di creare figure e forme che li raccontino. La loro è una ricerca di proiezione e rappresentazione formale di un periodo storico, quello in cui vivono, caratterizzato da una sempre maggiore incertezza economica e relativa instabilità sociale. Se Cuba ispira una ben precisa denuncia di carattere politico, l’Italia solletica interrogativi esistenziali di non minore importanza.

Il dialogo dunque è più stretto di quello che può apparire e nonostante le sensibilità e le tecniche appaiano distanti, troviamo nell'espressione artistica un comune denominatore, quello cioè dell’espressione della condizione umana. In tutte quelle diversità che solo l’arte contemporanea è capace di esprimere.

04.06.19 Alfonsa Cirrincione



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