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“Torino Criminale ”: un set per un film mozzafiato

“Torino Criminale ”: le strade della Cintura Ovest diventano set per un film mozzafiato
Da dicembre tra Rivoli, Collegno e Grugliasco un susseguirsi di ciak per la pellicola di Leonardo D’Augelli

" Torino Criminale " - Una storia di ragazzi contro. Questa è, in estrema sintesi, il «fil rouge» di «Torino criminale parte I» il film che si sta girando tra Rivoli, Collegno e Grugliasco. Una sceneggiatura nata da un’idea di un giovane grugliaschese, Leonardo D’Augelli, 31 anni, che ne ha steso la trama ed ora ne cura la regia. Il primo ciak è risuonato nel pomeriggio del 31 dicembre scorso e da allora è stato un susseguirsi di scene svolte spesso anche per le strade delle città, nelle piazze e nei mercati.

LA STORIA

«La storia? Parla di ragazzi di periferia che cercano una occupazione lavorativa e non trovandola finiscono per diventare dei criminali - racconta il regista -. Sono dei giovani, dai 18 ai 22 anni, una trentina, che mano a mano iniziano a prendere il controllo del territorio dello spaccio della droga e per mantenere il loro dominio iniziano una guerra sanguinosa con gruppi criminali organizzati». Ma i veri protagonisti sono proprio i ragazzi, alcuni con un lavoro saltuario, altri in nero, altri con uno stipendio misero, che vengono affascinati dalla possibilità di farne tanta «grana» con la droga. «Non hanno capi o gerarchie al loro interno - confida D’Augelli -, e si mettono contro tutto e tutti. Non solo, qualcun di loro finisce anche risucchiato dalla stessa droga che spaccia». E seguire passo passo le loro imprese e a cercare di fermarne l’escalation criminale è il commissario Tosco, interpretato da Demetrio Toscano. Uno dei tanti attori professionisti che hanno creduto nel progetto, insieme ai moltissimi ragazzi e adulti che si sono prestati a interpretare ruoli. «Sono circa 300 le persone che hanno recitato o reciteranno una parte nel film - confida il regista - e sono per lo più persone comuni».

IL PROGETTO

L’idea, nata un po’ per caso parlando tra amici una sera in birreria è diventata, giorno dopo giorno, un progetto in grande stile. Su cui ognuno ha investito qualcosa. «Io - confessa D’Augelli - ci ho messo parte dei miei risparmi per comprare l’attrezzatura e poi molti hanno messo la propria professionalità e il proprio materiale». Quelli con cui divide giorno per giorno lo sviluppo del film sono Luca Moncalvo, operatore video, Marco Volturno, aiuto regista, Fabrizio Cirulli e Luciano Spinato, direttori fotografia, Mauro Tambasco, microfonista, Andrea La Vigna, ciakkista, Isabella Francica, segretaria di produzione, e e le truccatrici Marta Basiglio, Karolina Nevidovich, Stefania Fabbri, Noemi Boaglio e Denise Profita. «Ma un grazie - ammette - lo devo anche all’associazione Venartistica di Vittoria Adamo per le comparse e al negozio Taurus store di Alex Gallucci che ci fornisce le armi per le nostre scene». Perché se la droga è il «leit motive» del film, di sicuro la colonna sonora la fanno le pistole e i mitra con cui la banda criminale difende il proprio potere.

IL FUTURO

Ora il film è giunto quasi a metà della sua realizzazione e già D’Augelli pensa al futuro. Se da un lato c’è la partecipazione al Film Festival a cui concorrerà, dall’altra sta già lavorando alla parte seconda del film «Torino criminale». «Non solo - dice - stiamo progettando anche una fiction televisiva. Saranno sei puntate, poi vedremo a chi interesseranno». Intanto nella sua storia i temi trattati sono di calda attualità. «Si va - ammette - dalla disoccupazione al sottile confine tra vita normale e malavita, dalla violenza sulle donne al bullismo». Le ultime scene, infatti, sono proprio girate in scuole della zona, un po’ come tutto il film che ruota nella cintura torinese. Intanto il suo sogno e quello dei tanti che collaborano con lui è già realtà. «Il sogno? Noi il nostro successo anche mediatico lo abbiamo avuto, già così - conclude D’Augelli -. Anche per la gente, tanta, che si avvicina mentre facciamo le riprese. Poi, in verità, quello che per noi è la cosa più importante è credere, credere in questo progetto. E lavorare per realizzarlo con tutte le nostre forze». Impugnando delle telecamere per riprendere le storie al limite di «ragazzi fuori».

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