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La Svezia si conferma un porto sicuro per il vino italiano nei prossimi anni. Bollicine, rosé e bianchi sono tra i favoriti, grazie al loro “healty style”.

L’export tricolore sfreccia alto nei cieli svedesi

Il Made in Italy vola alto e non sembra perdere quota.
Cominciamo da un po’ di background sulle condizioni di salute di questo mercato del Grande Nord.
L’economia svedese è forte, come sempre, non delude le aspettative, e non dà segnali di decrescita, anzi sembra continuare a crescere ancora nel prossimo futuro. Il coinvolgimento da parte dei consumatori è vivo e si prevede rimanga tale, riflettendo una sana abitudine di spesa nella fascia premium e premium + sia per vini che per liquori.
Il consumo nel contesto casalingo aumenterà, seguendo il filone “hygge” protagonista dello stile di vita anche della sorella Norvegia, alzando il range di spesa a brand dal prezzo più elevato e indirizzando di conseguenza le abitudini di consumo dei wine lovers del Paese.
La popolazione crescerà, però gradualmente, la Svezia infatti è un Paese demograficamente sano come un pesce, anche se parte della crescita è attribuibile all’immigrazione, che, dopo uno scatto, proseguirà in maniera più “rilassata” nel prossimo futuro.
Il consumatore svedese è un consumatore molto attento, interessato agli ingredienti e al quantitativo di residuo zuccherino presente nei prodotti che gli vengono proposti. Il motto prevalente è “meno, ma meglio”, e l’attenzione a tutto ciò che è artigianale è forte, specialmente se a presentare prodotti artigianali è un’azienda piccola, con una storia autentica ed affascinante.

Vini fermi: rosé e bianchi tra i favoriti
Le categorie di prezzo più alte saranno le favorite nei prossimi anni, proprio perché al consumatore svedese piace, piuttosto, bere un po’ di meno, ma bere molto bene. Nonostante un lieve declino del consumo pro capite (proprio a causa di questo trend di pensiero), il consumo di vini fermi dovrebbe rimanere stabile nei prossimi anni. Nel 2018 è stato registrato un volume di vino totalmente importato di 19.5 milioni in casse da 9 litri, mentre nel 2022 si prevede che il volume cresca, di poco, a 19.7 milioni. Bianchi e rosé cresceranno, poiché rappresentano prodotti più “light” e quindi rientrano nella classifica dei favoriti.

Molto interessanti i grafici di IWSR, che mostrano la grande forza dell’export italiano in Svezia. Il CAGR quinquennale per origine di importazione infatti è positivo e il vino italiano crescerà. Si passa da un volume di 5.5 milioni in casse da 9 litri nel 2017 al previsto 6.2 milioni nel 2022, per quindi un CAGR di +2.3% di crescita. Attenzione però alla Francia, secondo importatore nel Paese dopo la penisola tricolore: dai 2.5 milioni registrati nel 2017 si passerà a 2.8 milioni, con un CAGR positivo al +2.8%. Al momento la categoria di prezzo più consumata è quella standard, che però perderà terreno, al contrario delle categorie premium, con CAGR per segmenti qualitativi di +4.1% per la stessa fascia temporale, e super premium +.

Bollicine italiane over the top
Letterale impennata verso il cielo per le bollicine, anche qui totalmente d’importazione (italiana soprattutto). Certo, il passato dei vini fermi registra volumi molto più alti rispetto alle bollicine, più giovani in confronto in questo mercato, però è bene segnalare che dai 2.2 milioni in casse da 9 litri di volume registrato nel 2018, si passerà a 2.9 milioni milioni nel 2022, con un consumo pro capite che da 2.5 litri annui per adulto si alzerà a ben 3.2 litri nel giro di 4 anni. Anche qui, il CAGR 2017-2022 per origine d’importazione è positivo a +8.5%, passando da un volume di 0.8 milioni a un volume di 1.2 milioni. Anche per le bollicine, la Francia occupa il secondo posto del podio, anche lei a + 7.4% di CAGR quinquennale. Per quanto riguarda il prezzo, infine, tutte le categorie sono in crescita, standard con CAGR +10.0% e premium con +4.2%, tranne la categoria più bassa, che rimane stabile.

Respiro tranquillo, nessun affanno e, per una volta, solide certezze. Il 20 maggio scopriremo di più sul mercato svedese, soprattutto per quanto riguarda un altro elemento caratteristico del tipico “healthy lifestyle”: la produzione biologica.



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