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Padova: Università la Presidente Casellati inaugura l’anno accademico.

CERIMONIA INAUGURALE DEL 797° ANNO ACCADEMICO DELL'UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI PADOVA - 8 FEBBRAIO 2019

Il discorso pronunciato dal Presidente del Senato, Elisabetta Casellati

“Magnifico Rettore,

Autorità, Signore e Signori,
ho accolto con sincero piacere l'invito a portare il saluto mio personale e di tutto il Senato in occasione della cerimonia di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università degli Studi di Padova.
Un Ateneo che conosco bene e al quale sono personalmente legata da un forte vincolo affettivo.

È la mia Università: qui ho scoperto l'amore per il diritto e ho mosso i miei primi passi come docente prima di dedicarmi alla libera professione.
Un particolare che mi ha sempre affascinato di questo Ateneo è il suo trarre origine da uno spontaneo e, per quell'epoca, straordinario moto di ricerca di libertà scientifica e didattica scaturito proprio dagli studenti. Sono fermamente convinta, infatti, che le Università - più di ogni altro luogo di formazione - debbano qualificarsi come spazi di libero insegnamento e, soprattutto, di libero apprendimento.
Luoghi in cui l'istruzione degli studenti, il loro sviluppo come individui aperti alla società e la loro crescita umana devono potersi svolgere in un contesto privo di vincoli o condizionamenti.

Luoghi che, allo stesso tempo, garantiscano alla docenza e alla ricerca un ambiente libero da caratterizzazioni sociali o influenze ideologiche che ne possano pregiudicare il valore scientifico.
E l'Università di Padova, nella sua storia plurisecolare, può con orgoglio affermare di essere sempre stata fedele a questi principi, peraltro così ben espressi nel suo motto: "Universa Universis Patavina Libertas" (tutta intera, per tutti, la libertà nell'università di Padova).
Significativo è poi il fatto che l'inaugurazione dell'anno accademico avvenga in una data, quella dell'8 febbraio, altrettanto importante per gli studenti di questo ateneo: la festa delle matricole e della goliardia.

Una festa che salda ancora di più il rapporto tra l'Università e i suoi studenti, con leggerezza e nel rispetto delle tradizioni ma che, allo stesso tempo, testimonia il coraggio dei nostri ragazzi.
Come la storia ci ricorda, infatti, esattamente l'8 febbraio di 171 anni fa, furono proprio gli studenti di questa Università a guidare la ribellione della città contro l'oppressione straniera.
Fu quella la prima di una serie di spontanee insurrezioni popolari che, nelle settimane successive, scoppieranno in tutta Europa, da Parigi a Vienna e Milano e che oggi ricordiamo come i moti del 1848.

Quel giorno, la città di Padova, la sua Università e i suoi studenti furono protagonisti di una pagina importante della storia del nostro Paese. Soprattutto, furono - primi in Europa - portatori di un forte e coraggioso messaggio di cambiamento culturale, fondato sull'affermazione dei principi di uguaglianza, democrazia e libertà.

Questo sguardo retrospettivo ci consente altresì di richiamare alla memoria alcune delle menti più brillanti della storia e della cultura italiana che hanno dato grande prestigio alla tradizione formativa di questa università.

Galileo, Copernico, Tullio Levi Civita, Elena Lucrezia Cornaro Piscopia - prima donna laureata al mondo proprio a Padova nel 1678 - e ancora, Egidio Forcellini, Enrico Bernardi, Giuseppe "Bepi" Colombo, Francesco Carnelutti, Alberto Trabucchi, solo per citarne alcuni.
Il loro contributo alle scienze, alla medicina, al diritto o alle altre discipline ha inoltre avuto l'indubbio merito di diffondere l'immagine di una Università dall'indole fortemente dinamica, aperta al progresso e all'innovazione.
Due obiettivi che l'ateneo patavino continua a perseguire con solerte dedizione nei suoi programmi e nei progetti di ricerca.

In tale prospettiva, questa Università rappresenta una realtà accademica di assoluto riferimento, con un'offerta didattica completa e capace di coniugare le esigenze di approfondimento prevalentemente scientifico e teorico degli studi con la necessità che l'insegnamento non sia mai solo fine a sé stesso.
Anzi, ciò che più la contraddistingue è proprio la propensione a una programmazione fortemente proiettata a raccogliere, promuovere ed offrire un patrimonio di sapere particolarmente attento alle attuali esigenze del processo di sviluppo sociale ed economico.
Un'impostazione che le ha consentito di porsi tra i principali protagonisti della crescita della città e della Regione, anche grazie alla sua capillare diffusione in tutto il Veneto.

Un'autorevolezza accademica ampiamente riconosciuta e certificata, peraltro di recente, con la designazione di ben quattro suoi docenti tra i trenta nuovi componenti del Consiglio Superiore di Sanità: un autentico primato. Ai professori Cobelli, Foresta, Pederzoli e Rugge le mie congratulazioni e gli auguri di buon lavoro.
Organizzare un portale internet per favorire il libero accesso ai risultati della ricerca; promuovere il recupero di alcuni edifici storici della città come l'ex Caserma Piave - attraverso la sua trasformazione in un campus universitario - e il complesso edilizio di Palazzo Cavalli - nel quale sarà realizzato il museo della natura e dell'uomo - sono tutti interventi che testimoniano una capacità progettuale e realizzativa in grado di valorizzare sia il lavoro accademico sia la città e le sue ricchezze.

Inoltre, il rapporto costante con le imprese e il mondo produttivo, nonché la promozione sul mercato del know-how tecnologico sviluppato all'interno delle sue facoltà, pongono le migliori condizioni perché questa università sia sempre più fonte di opportunità e artefice di progresso.
In tale direzione si muovono quelle iniziative finalizzate ad agevolare la nascita di nuove imprese ed a massimizzare l'impatto della ricerca sul mondo produttivo come Unismart Padova Enterprise, l'incubatore di impresa Start Cube e il premio per l'innovazione Start Cup Veneto, frutto di una ragguardevole sinergia tra i principali atenei della Regione.

Progetti che saldano il legame col territorio e con la collettività e che testimoniano come le università possano costituire un autentico volano per lo sviluppo culturale, scientifico, sociale ed economico di tutto il Paese.
E' un traguardo ambizioso.
Una sfida complessa, da affrontare nella consapevolezza delle numerose criticità con cui i nostri atenei sono chiamati quotidianamente a confrontarsi.
Una sfida che può essere vinta solo riaffermando la centralità dell'istruzione universitaria e il suo ruolo primario per la formazione e il consolidamento di nuove competenze e di nuove professionalità, in grado di dare risposte alle sempre più diversificate e articolate esigenze della collettività.

Il processo di integrazione globale richiede, infatti, una spinta innovatrice costante e un sempre più rapido e complesso adeguamento delle tecnologie, delle scienze e delle discipline sociali e umanistiche.
Occorre inoltre che, su questo percorso, le Università siano affiancate dalle Istituzioni, per garantire che i livelli di eccellenza così faticosamente raggiunti siano preservati e se possibile ulteriormente superati.
Diventano quindi prioritarie, anche sul piano legislativo, azioni concrete di impulso e - soprattutto - di sostegno alle Università e alla ricerca scientifica.

Tale sinergia tra Stato e Università avrebbe l'indubbio pregio di introdurre un metodo di lavoro virtuoso all'esito del quale i nostri atenei potrebbero tornare ad essere - come un tempo - poli di attrazione non solo per studenti e docenti, ma anche per finanziatori e ricercatori nazionali e internazionali.

Investire nell'università e nella ricerca non è quindi solo un dovere delle istituzioni, ma rappresenta una precisa strategia di sviluppo che coinvolge tanto gli atenei quanto il territorio.
Un'occasione che non dobbiamo perdere nell'interesse di tutti e specie dei giovani: il nostro capitale umano più importante.

Consentitemi, infine, un particolare ringraziamento al professor Marco Borga, a cui è affidato il compito di chiudere i lavori di oggi con una lectio magistralis sui rischi connessi ai cambiamenti climatici e al territorio.
La sua attività come docente e la costante attenzione anche ai più recenti fenomeni alluvionali che hanno colpito la nostra Regione sono l'ennesima significativa testimonianza di questa importante sinergica vicinanza tra l'Università e il territorio.



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