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Città senza confini che diventano sempre più ampie.

L’Italia riuscirà ad arrestare il consumo del suolo?

Secondo l'ultimo rapporto dell'ISPRA, l'Istituto superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, il fenomeno del consumo di suolo in Italia, nel 2017, non si è fermato, anzi è cresciuto ancora nonostante il periodo di crisi economica. Città senza confini che diventano sempre più larghe, occupando zone paludose o agricole, aree cosiddette “vergini” (cioè prive di cemento) con la conseguente necessità di costruire nuove piccole e grandi infrastrutture strade, ponti, gallerie, edifici, supermercati.
Ad aumentare il suolo impermeabile è altresì l'abusivismo edilizio che talvolta prende il sopravvento anche in zone sottoposte a vincolo paesaggistico. Molto spesso, quando si progettano delle opere si tiene ben poco conto alle aree interne o periferiche dismesse che giacciono nel degrado più assoluto e che quindi potrebbero tornare utili a nuove attività umane, evitando cosi di edificare su terreni allo stato naturale.
Nell’ultimo anno le nuove coperture artificiali hanno riguardato altri 54 chilometri quadrati di territorio, ovvero, in media, circa 15 ettari al giorno. Una velocità di trasformazione di poco meno di 2 metri quadrati di suolo che sono stati irreversibilmente persi ogni secondo.
Le aree più colpite risultano essere le pianure del Settentrione, dell’asse toscano tra Firenze e Pisa, del Lazio, della Campania e del Salento, le principali aree metropolitane, le fasce costiere, in particolare di quelle adriatica, ligure, campana e siciliana. La domanda dunque è: “ L'Italia riuscirà ad arrestare il consumo di suolo entro il 2050, cosi come ce lo chiede l'Europa?”



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