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L’imprenditore Olivieri, vittima di un errore giudiziario, si rivolgerà alla Corte Europea

E’ amaro il commento di Diego Olivieri, l’imprenditore di pellami originario di Arzignano (Vicenza) che ha passato un anno in carcere da innocente al regime del 41 bis.

VICENZA - Il 25 maggio 2017 la Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso per ottenere il risarcimento per l’ingiusta detenzione subita. La Settima Sezione della Suprema Corte lo ha dichiarato infatti inammissibile, condannando Diego Olivieri anche al pagamento delle spese processuali e al versamento di un ammenda da duemila euro. “Non mi resta che l’ultima strada, rivolgermi alla Corte europea dei diritti dell’uomo”, annuncia Olivieri.

“Mi hanno accusato di associazione a delinquere di stampo mafioso, di traffico di stupefacenti, di riciclaggio di 600 milioni di dollari, mi hanno rinchiuso a Rebibbia al 41 bis per dodici mesi, hanno gettato fango su di me e sulla mia famiglia. Poi si sono resi conto di aver preso un abbaglio e mi hanno assolto senza neanche chiedermi scusa. Ora l’ennesima beffa: per lo Stato italiano non ho diritto a ricevere alcun indennizzo per il gravissimo torto subìto”, si sfoga Olivieri, il cui calvario giudiziario è cominciato la notte del 22 ottobre 2007.



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