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« Il fascino dell'esoterismo in Europa» in mostra a Palazzo Roverella

Arte e magia a Rovigo: una mostra, un viaggio, un racconto a cura di Ivan Capra e Giada Piccinini

Ti invito al silenzio.

Ecco come inizia questa fondamentale tappa nella lunga mostra «Arte e Magia - Il fascino dell'esoterismo in Europa» ospitata nella splendida cornice di Palazzo Roverella di Rovigo che nei prossimi quattro mesi esporrà una vasta quanto originale selezione di opere provenienti da tutta Europa legate l'un l'altra dal fil rouge dell'iniziazione.

Un invito al silenzio dicevamo. Quel silenzio essenziale per cogliere ogni aspetto fondamentale dell' Opera, quanto al tacere i segreti che verranno passo dopo passo svelati allo spettatore. Ascoltare l'inconscio è il primo fondamentale insegnamento che ho appreso in decenni dedicati agli aspetti più celati dell'esistenza e questa esposizione segue perfettamente le basi pur non considerandosi propriamente “viaggio iniziatico” ma semplicemente viaggio artistico ed espositivo.

Le luci soffuse non fanno che esaltare maggiormente le cromie che l'occhio segue rimanendo rapito ma mai confuso: brevi spiegazioni e molte tappe per comprendere come a cavallo tra '800 e '900 l'arte si sia trasformata e arricchita di nuovi stili e simboli per indagare l'occulto che prepotentemente dilagava nei salotti di tutta Europa tra nuove dottrine, riscoperte pagane e visioni d'oriente che da sempre sanno affascinare nella loro più profonda spiritualità mescolandosi ed evolvendosi (ma spesso corrompendosi) a loro volta nell'immaginario fantastico europeo.

Indagare successivamente l'architettura esoterica è il modo migliore per addentrarsi nel tempio, forma assoluta di rappresentazione interiore nonché di espressione solenne da sempre ponte, connessione, portale verso l'assoluto. Simmetriche, riflesse, continue: le opere e le proiezioni prospettiche esposte pongono lo spettatore nel rivalutare la realtà che lo circonda, un po' come fece Borges giocando a confondere letteratura e architettura comprendendo quanto l'una e l'altra siano concomitanti, integrative, nella quotidianità dell'uomo iniziato che coglie forme e simboli ben oltre la mera vista. Poco importa la differenza tra le forme artistiche di Hodler, l'architettura liberty del nostro Basile o il simbolismo di Sarluis quando uomo e natura divengono altari d'una nuova Tradizione.

Francesco Parisi, curatore della mostra, ci conduce tra le sale con l'orgoglio di chi è riuscito, non senza una certa fatica, a raggruppare opere lontanissime che ora qui paiono perfettamente a loro agio, quasi una congrega, per restare in tema; sono moltissime e cerca con poche parole di contestualizzarle nel loro proprio tempo sottolineando l'importanza degli artisti. Ci rincorriamo tra “Psyche, Cosmo, Aura” e “Diavoli, streghe e maghi”, sale dedicate alla luce ed alla notte. Gli opposti, i complementari. Lucifero, grande presente o ospite marginale nelle sue infinite forme che ce lo restituiscono come figura ancor più complessa e confusa nel suo fascino decadente eppur essenziale. Tra luce ed oscurità, perversamente eroico, come ne narra Milton, ai rimandi danteschi quale divoratore di anime; eppure solido, incrollabile, imperversa nell'immaginario degli artisti affascinandoli e proiettandoli fisicamente nelle loro proprie opere. Ma non spaventerà il visitatore più accorto, diverrà invece tutt'uno in questo viaggio per chi ne saprà cogliere gli aspetti metaforici, talvolta paradigmatici, come ne “la notte ed i suoi invitati” ove le figure dell'inconscio si manifestano in tutta la loro allegoria tra folklore e mito: prendono vita ed entrano prepotentemente nel quotidiano dell'uomo.

Qualcosa di ancestrale riaffiora nel visitatore, la consapevolezza di essere circondato dall'inspiegabile, da ataviche esperienze.
Ed in questo, la mostra, raggiunge il suo massimo splendore per chi si vorrà addentrare oltre il velo: la consapevolezza della ricerca, di una rinnovata spiritualità, dell'accostarsi a chi ha fatto dell'iniziazione la propria creatività reinterpretando sacro e profano con il linguaggio magico universale fino a discostarsi dall'arte e promulgandosi essa stessa a magia. Si tratta per esempio del caso di Leon Engers ed il suo famosissimo raffigurativo di Crowley, “Ritratto del maestro Therion”, dipinto in una sorta di distaccamento del corpo e i cui colori sono mescolati a fluidi sessuali; nello stesso spazio incontriamo pure le geometrie di Piet Mondrian solo relegate in un paesaggio boschivo: ci vuole pazienza per notare che le linee non sono casuali ma seguono un ordine, si fanno schematiche mentre i colori, saturi, si ritrovano primari ispirandosi alle opere di Steiner e della stessa Blavatski (tra i capostipiti nello sperimentare la connessione spirito-emozione-colore in ciò che mi piace talvolta definire evoluzione alchemica). La Fondazione Julius Evola (ne approfitto pure per salutare gli amici) mette a disposizione materiale del barone: in primis il tavolo dadaista che racchiude l'Atanor alchemico e che si fa curiosa attrattiva per chi ne ha studiato forme e significati senza mai poterlo visionare.

Personalmente, ma suppongo di parlare per entrambi, ritengo quasi superfluo descrivere ogni ampia sezione della mostra che da Monte Verità e la Cooperativa Individualistica Vegetabiliana al Salon de la Rose+Croix fino allo spiritismo e la sala “Ex Oriente Lux” narrano un percorso storico, artistico -e antropologico- di rilievo nella Tradizione d' Europa, preferisco invitarvi a visitarla e viverla, con occhi limpidi, distanti dalla visione prettamente artistica: lasciatevi coinvolgere da questo percorso e invitate con voi gli amici, portate i vostri figli e insegnategli ad osservare, ad emozionarsi e comprendere i simboli che s'accordano con l'anima; ed insegnategli che la magia è esistita, esiste e continuerà ad esistere.
Come?
Con un rinnovato invito al silenzio.

Ivan Capra
Giada Piccinini

P.S. Quale studioso di Meyrink e fondatore del Centro Studi a lui dedicato, non posso che aggiungere in calce un plauso alla sezione dedicata a “il segno magico” con libri ed incisioni dove fa bella mostra di sé la prima edizione di «Der Golem» meravigliosamente illustrata da Hugo Steiner (peccato per la trattativa con Kubin mai conclusasi ma che ci ha regalato un ulteriore capolavoro), e d'una sostanziale importanza nella letteratura occulta ed esoterica del '900. Con il proprio bagaglio di simbolismi immersi nella magica Praga ed il tema del doppio, che lo accompagnerà e si snoderà in tutti i suoi romanzi, una rilettura della mostra a sua voce diviene imprescindibile.

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