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In mostra presso la Villa Toniolo a Mestre fino al 5 luglio

Renzo Gianella: emozioni di colore

La D’E.M. Venice Art Gallery, in collaborazione con la Banca Fideuram,  presenta e promuove la personale di Renzo Gianella.

Fabio Tiozzo, consulente finanziario, racconta l’iniziativa dell’Istituto bancario a favore dell’arte che vede le opere dell’artista esposte presso la sede della splendida Villa Toniolo dal 24 maggio al 5 luglio.

“Oggi, come negli ultimi anni, stiamo dando la possibilità a nostri clienti artisti di poter esporre gratuitamente e liberamente all'interno del nostro edificio, diamo la possibilità di esporre le proprie opere e fare una mostra personale temporanea. La mostra dura circa 30-40 giorni per poi lasciare spazio ad altri artisti, in modo che durante l'anno ci siano più mostre temporanee. Gli artisti si fanno conoscere e noi riusciamo a rendere ancora più bella la nostra villa”.

34 sono le opere in mostra che raccontano la creatività dell’artista, un percorso fatto di ricerca e sperimentazione tra vibrazioni di colore e forme astratte.

L’arte di Renzo Gianella tocca molte città nazionali e paesi internazionali, tra le quali Taormina, Palermo, Verona, Vicenza Venezia, dalla Russia alla Danimarca. Partendo da una pittura figurativa, che trae dalla visione dei paesaggi che lo circondano, approda ad uno stile personale e unico nella realizzazione di visioni astratte attraverso la combinazione di forme e colori.

Renzo Gianella nasce a Codevigo e inizia a dipingere nel 1965.

La curiosità e la passione per il disegno fin da piccolo coinvolgono l’artista a tal punto da decidere di dedicare la sua vita all’arte.

Molto presto inizia a collaborare con artisti e decoratori per poi dedicarsi alla realizzazione di opere personali.

Alla domanda cosa sia l’arte per Renzo Gianella, l’artista risponde:l’arte è la libertà, esprimere il proprio pensiero attraverso il colore”.

Tra le opere in mostra troviamo “Vibrazioni”, serie in smalto acrilico su tavola, nelle quali l’artista invece elimina la figura e la forma.

“Cerco solo di emozionare attraverso il colore, attraverso un monocromo, in modo che lo spettatore quando si siede e guarda un’opera, possa staccarsi da tutto quello che vede e che lo circonda”.

Per Renzo Gianella il suo percorso artistico inizia molto presto “avevo una passione per la pittura e per il colore. Io mi ricordo da bambino quando sono entrato per la prima volta nella chiesa, ho visto queste grandi decorazioni che mi hanno un po' emozionato. Da là è sorta la mia passione per l’arte, andando a scuola mi piaceva molto disegno. Ho cercato di creare delle mie cose, purtroppo ho dovuto smettere perché non si poteva guadagnare e vivere. Ho scelto di creare un’attività che mi permettesse di vivere in mezzo al colore e alla pittura. Mi sono occupato di restauro di opere di molti artisti, non creavo niente di mio, allora avendo raggiunto l'età della pensione ho cercato di dedicare il mio tempo alla pittura”.

Alla domanda qual è il messaggio che vuole trasmettere con la sua pittura risponde “Creo opere che piacciono a me. Io non faccio opere commerciali perché non seguo la linea di vendita creando il classico paesaggio o il figurativo che piace. Io cerco di creare quello che sento dentro di me cercando di portare fuori quelle emozioni, trasferirle allo spettatore che vedendo le opere può emozionarsi”.

Renzo Gianella trae le sue ispirazioni dal passato e in particolare, da artisti come Picasso:

“Io guardo molti artisti, sono partito da Picasso ma guardo tanti altri pittori, ho sempre paura di lavorare creando opere che assomigliano tanto a questi artisti, cerco di allontanarmi il più possibile ma non risulta facile. Cerco di proporre opere che siano mie, originali, se il mercato non le accetta a me non interessa resteranno nella storia, il mio desiderio è lasciare qualcosa ai nostri posteri”.

Giorgia Pollastri, critico d’arte così descrive la mostra di Renzo Gianella:

“Novità di questa mostra sono le colonne non le avevo viste in opere precedenti, ma credo che sia un’evoluzione della sua pittura con un significato estremamente profondo, un nuovo percorso. Gli equilibri dei tronchi, di quei bastoni, che stanno lì benché siano sospesi ti danno la sicurezza che non cadano. Sembrano ben piazzati nello spazio. Queste colonne mi hanno dato l'impressione del desiderio di evolvere. Sappiamo che, nella tradizione, la colonna rappresenta l'essere umano che ha la sua base per terra e poi si vuole innalzare verso il cielo. Quando presento un artista cerco di non chiedere quello che voleva dire perché quello che mi direbbe sarebbe il suo desiderio di ciò che voleva mettere sulla tela ed è giusto che mi dica quello che voleva dire, ma non è ciò che mi interessa.  A me interessano le emozioni che mi suscita la sua pittura, cosa vedo dentro le sue opere al di là di ciò che lui dice, magari io vedo delle cose a cui lui non aveva pensato o magari non ho visto delle cose che lui avrebbe tenuto che fossero citate, però se visivamente ho colto altro, vuol dire che per me quella era la priorità ed è interessante”.

Ma quando si guarda un'opera d'arte si cerca qualcosa che è già dentro di noi? la curatrice risponderiusciamo a vedere ciò che abbiamo dentro.  Come ho detto anche in un altro momento i nostri occhi percepiscono i colori e li riflettono con la luce in modo diverso. Il mio rosso o il mio verde sono diversi dai suoi, perché la mia struttura fisica è fatta in un certo modo.  Anche leggere un'opera dipende dal mio background passato, cosa c'è dentro che mi stimola a vedere una cosa anziché un'altra”.

 

Infine il commento della gallerista Elena Petras Duleba: “Strisce colorate dipinte, geometrie disegnate nella forma e nella sostanza mantengono un giusto equilibrio, un bilanciamento tra espressività e arte astratta che si nutre però della poetica del romanticismo, unico mezzo per darle nuova vita. Due concetti solo apparentemente opposti, tra cui l’artista vuole fare da ponte creando una sintesi che esalti al massimo i caratteri di entrambe e che mantenga un sapiente equilibrio tra l’oggetto in primo piano e lo sfondo, in uno spazio in cui la tela è comprensiva di pieni e di armonia”.

01.06.2019 Alfonsa Cirrincione



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