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Candiani Groove - giovedì 16 maggio alle 21

Concerto di Moonlight Benjamin, artista haitiana

Il suo live act è stato tra i più coinvolgenti al WOMEX 2018, Iggy Pop la ha scelta nella sua ultima playlist su BBC 6 Radio e giovedì 16 maggio alle ore 21 farà scaldare gli animi sul palco dell’auditorium del Centro Culturale Candiani. Parliamo di Moonlight Benjamin, artista haitiana residente in Francia dal 2002, che si era già fatta notare nello spettacolo Creole Spirits con il sassofonista francese Jacques Schwartz-Bart e il pianista cubano Omar Sosa.

Orfana dalla nascita (sua madre muore nel metterla alla luce), Moonlight è adottata da un pastore protestante, che dirige l’orfanotrofio del piccolo paese rurale nel quale l’artista nasce nel 1971, ed è a lui che deve anche il suo nome luminoso. Cresce, dunque, in una famiglia molto religiosa: «Ho cominciato a cantare inni in chiesa, ma non avevo intenzione di diventare una cantante professionista. Solo a partire dal 1995 ho deciso di fare della musica la mia vita», si racconta Moonlight Benjamin. A casa ascoltava musica classica e jazz anni ‘30, continua la cantante, ma è a Port-au-Prince che si avvicina ai suoni tradizionali haitiani, alla religione vudù e al rock occidentale. Lì incontra il chitarrista e compositore Tines Salvant e lo scrittore Jean Claude Martineau, grazie al chitarrista Max Aubain; con quest’ultimo vince un contest televisivo che la porta ad intraprendere la carriera di musicista professionista. Studia canto nella scuola d’arte della capitale, in seguito si trasferisce in Francia con suo marito, un francese conosciuto ad Haiti mentre questi lavorava per una ONG.

Una volta a Tolosa studia jazz, canto e composizione, però, da artista della diaspora, finisce per interrogarsi e confrontarsi con la complessità della sua identità afro-caraibica; nel 2009 ritorna ad Haiti per essere iniziata come sacerdotessa della religione vudù, così centrale nella cultura dell’isola antillana. Di nuovo in Francia, forma la band Dyaoulé Pemba e conosce quello che ancora oggi è il suo manager, François Bloque. Nel 2007 esce Moonlight Sings Haiti. Seguono Mouvman (2011) e l’EP Memwan Defalke (2013), in cui si misura con l’universo folklorico haitiano e fa fruttare i suoi studi jazzistici. Si delinea, poi, il cambio di direzione, un nuovo orientamento artistico, sotto la guida del chitarrista Matthis Pascaud, quando si fa avanti «l’intenzione di rendere il sound più potente e di raggiungere un pubblico più vasto». Fondendo rock, blues e ritmi vudù intende dare voce alla «musica degli schiavi che hanno combattuto e non sono mai stati ascoltati».

Rispetto, amore e libertà sono temi ricorrenti in Siltane, così come il continuo interrogarsi sulla sua condizione di donna della diaspora haitiana e dell’atavico rapporto con l’Africa. Moonlight Benjamin vive lontano dalla sua terra, che continua a ispirarla; «la musica è un mezzo per parlare del mio paese e dei suoi abitanti, della richiesta di cambiamento». Un disco dalla potenza blues-rock molto Seventies, ma che suona manifestamente haitiano, ispirato ai ritmi e alla simbologia vudù, alla cultura creola contemporanea dell’isola caraibica. Una vocalità potente, una presenza scenica notevole, i lunghi abiti neri di pizzo, una sorta di mantiglia che le copre il capo e i tatuaggi sul volto che richiamano i sincretismi religiosi isolani; la sua band è essenziale ma efficace, oltre a Pascaud, che è anche co-autore e produttore del disco, annovera altri musicisti della diaspora haitiana.

Nel nuovo disco, Moonlight canta in creolo e in francese, commentando «la mancanza di evoluzione, di crescita di Haiti, malgrado gli haitiani siano un popolo forte e coraggioso. Un paese senza memoria che ripete gli stessi errori», come canta in Memwa’n (“Memoria” in creolo), l’energico brano con cui l’album attacca. «Siltane è il nome di un personaggio immaginario che si pone le stesse mie domande per comprendere le motivazioni del popolo haitiano, i valori di questa terra».

 



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