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Uno degli autori più apprezzati del folk italiano

Giorgio Gobbo, pubblica “Nettare dell’estate”, primo album da solista.

NETTARE DELL’ESTATE
Testi, e musiche di Giorgio Gobbo
Produzione artistica Carlo Carcano
Azzurra Music

“Camminando nei boschi ho incontrato queste canzoni”: Giorgio Gobbo, uno dei nomi di spicco della musica folk italiana (anche se si definisce un contadino immaginario che suona la chitarra), esce con il suo primo album da solista dopo 18 anni di collaborazione con la Piccola Bottega Baltazar, di cui è stato cofondatore e voce.
Prestigiosi i riconoscimenti ottenuti negli anni, dal Premio Italiano per la Musica Indipendente al Premio Valmarana, dal Premio Risonanze al RockitEyes, dal Monferr’Autore al Premio Sisme per la miglior esibizione live, dal Premio Musicultura ai successi delle colonne sonore composte per i film di Andrea Segre.

L’amore per le montagne e per la natura l’hanno condotto su una strada più solitaria, che oggi diventa realtà con un album che parla di cime, di stagioni e di sentimenti profondi, come quello dell’amore e della paternità.
Tredici inediti, tredici brani “incontrati” camminando nei boschi e che oggi, filtrati dalla sua voce profonda, diventano un album che segue un filo conduttore chiaro, come un dialogo con la natura e con il proprio io più intimo.
I testi sono semplici, suggestivi, ricchi di emozioni. I suoni sono quelli raffinati conosciuti con la Piccola Bottega Baltazar, ma più essenziali, come quelli di un concerto in un rifugio.

Un progetto molto particolare e sincero, che nascendo dal contatto con la montagna e la natura, alla natura e alla montagna deve tornare. E’ così che nasce il “pellegrinaggio musicale” che toccherà diverse tappe quasi a sorpresa in luoghi ameni del Veneto, dove la musica e la voce si mescoleranno al rumore del vento e dei boschi.
Un omaggio che assume un valore speciale quest’anno, dopo il disastroso evento che ha colpito i boschi delle Dolomiti e delle Prealpi.

L’anteprima assoluta di presentazione dell’album si terrà mercoledì 13 febbraio a Padova, la città del cantautore, al Ridotto del Teatro Verdi.

"Ho avuto bisogno di ritrovare il silenzio. Ho camminato nelle boscaglie dei Colli Euganei idealizzando la vita semplice e antica che si intuisce nei frutteti inselvatichiti, nelle case coloniche abbandonate e cadenti. Sono salito nei monti degli altopiani, dove il trascorrere delle stagioni non ha cancellato i segni di guerre lontane. Nel culmine dell’estate ho attraversato le Dolomiti, ho posato la testa tra i prati di alta quota, assopito tra le pietraie al cospetto dei monoliti di roccia che un tempo furono bassi fondali marini.
Ho ricercato il silenzio, ma i grandi spazi aperti sono pieni di voci: lo spirito dei luoghi, le acque che cantano l’eterno mutare delle cose, la presenza spesso solo intuita degli animali che vi abitano, il rumore dei propri passi e il dialogo interiore con le persone care. Sono tornato con la musica e le parole che durante questi viaggi si sono fatti un nido dentro di me. Camminando nei boschi ho incontrato queste canzoni.”

NETTARE DELL’ESTATE
Testi e musiche di Giorgio Gobbo
Produzione artistica di Carlo Carcano
Registrazioni effettuate al Pink Sound Studio (Padova) tra marzo e luglio 2018
Le incisioni e il missaggio sono stati curati da Max Trisotto
Mastering di Andrea De Bernardi (Eleven Master Studio, Milano)
L'immagine di copertina è di Vittorio Bustaffa
"Nettare dell'estate" è un album distribuito da Azzurra Music

Musicisti:
Giorgio Gobbo, canto e chitarra acustica
Nelìde Bandello, batteria
Carlo Carcano, pianoforte
Graziano Colella, batteria e percussioni
Stefano Dallaporta, basso elettrico e contrabbasso
Antonio De Zanche, contrabbasso
Mirko Di Cataldo, chitarra elettrica
Margherita Gobbo, canto
Gianluca Segato, lap steel guitar
Annamaria Moro, violoncello e canto
Ivan Tibolla, flauto traverso
Max Trisotto, basso elettrico

BIOGRAFIA DI GIORGIO GOBBO
Giorgio Gobbo (Padova, 1975) è cantante, autore di canzoni, chitarrista e compositore.
Oltre alla musica ama le montagne solitarie, le buone compagnie, i libri.
Le storie antiche e moderne dei paesaggi e delle persone che li attraversano sono per Giorgio Gobbo primaria fonte di ispirazione. La natura, l'amore, la difficoltà di stare al mondo e, nonostante tutto, la gioia di vivere: questo è ciò che dà voce al suo canto.
Lavora nel mondo della sofferenza psichica dove ricerca il rapporto tra espressività e terapia.
E' stato co-fondatore e voce della storica band veneta Piccola Bottega Baltazar.
Giorgio Gobbo è sostanzialmente un contadino immaginario che suona la chitarra.

NETTARE DELL’ESTATE - LE CANZONI

01 MONTE FIOR [introduzione strumentale: un risveglio] La cima del Monte Fior è un’altura nei pressi dell’altopiano di Asiago, i prati sulla sua sommità sono incisi di cicatrici, è ciò che resta delle trincee della Grande Guerra. "Monte Fior" potrebbe essere anche il nome di un luogo immaginario dove far tornare al pascolo la vita quando l’inverno è passato. Durante una passeggiata tra quelle praterie d’alta quota ho sostato per registrare i suoni cari e familiari che li abitano durante l’estate.

02 COME VINO, COME VENTO [una canzone d’amore] Soprattutto durante l’inverno mi piace bere il vino, specialmente quello rosso. Nei mesi estivi già lo vedo maturare in potenza negli acini che si gonfiano al sole. Voglio bene alle vigne, agli uomini che le curano rispettandole, alle radici contorte che succhiano il nutrimento affondando nello sporco della terra. L’affetto che si prova per ciò che è buono e la fatica di comprendere cosa alimenta questo bene io lo chiamo Amore. Il desiderio di qualcosa di buono ha dato vita alle canzoni di questo album. Quando intono i miei canti ho la consapevolezza che essi non sono altro che un breve soffio di fiato nato dal petto di un uomo: un piccolo vento si… ma innamorato.
Oltre all’uva un altro dono dell’estate è il frutto del rovo: la mora, scura come la chioma della donna che ha ispirato questa canzone d’amore.

03 GIORNI DORATI [l’attesa] Chi percorre i sentieri dei monti conosce il piacere dell’attesa, quando il disgelo porta la voglia di tornare nelle terre alte per ritrovarne l’aspetto familiare eppure sempre nuovo. Inizia con un pensiero vago, una nostalgia che poi prende forma nei gesti di sempre: una mappa cartografica stesa sul tavolo, la preparazione di zaino e scarponi... Si aspetta il segnale positivo delle previsioni del meteo, e questa attesa diventa una tregua tra gli affanni del quotidiano. Si spera che il sole sorrida e benedica il giorno dell’escursione quando, come nell’amore, il corpo si affatica e la mente si libera.

04 CASA IN VIA UTOPIA [sognare] Fondazioni in calcestruzzo, travi e colonne, calcoli statici, vincoli urbanistici e normative... Nei miei studi giovanili di geometra ho appreso che sono tra le cose da tenere in considerazione quando si deve costruire una casa. Sono conoscenze che però ho scordato presto: la vita, il destino che mi sono scelto, ha portato la mia strada lontano da squadre, fili a piombo e progetti. Ma ancora mi ritrovo a sognare di poter erigere un giorno una casa fatta a mia immagine. Sarà abitata da un tempo più lento, e so che vi troveranno posto la fatica e la tristezza del vivere, ma anche la compagnia, la gioia e la speranza.

05 CAPRA ZOPPA [la solitudine] Un senso di solitudine a volte mi accompagna quando decido di distendere i nervi camminando negli spazi aperti e un po’ selvatici di un sentiero montano. A volte essa è gradita e ricercata, altre volte però si fa oppressiva, come una cupa nuvola di temporale appesa nel cielo estivo. In questi casi non giova affrettare il passo, meglio rallentare, accettare la pioggia se arriva, condividere il lamento della natura con stupore e gratitudine.

06 ANIMACANE [non essere soli] La mano arruffa il pelo di un cane, ne avverte il calore di bestia viva. Quel tepore ti parla di un piccolo fuoco che arde nascosto nel sangue, insopprimibile. I bagliori del bivacco notturno creano una casa, e tu non ti senti solo. Rimani assorto, poi attizzi le braci con uno stecco ancora verde. Il cane annusa l’aria e poi ti guarda, con quell’espressione che pare un sorriso ma che in fondo non lo è e non può esserlo. Forse è tutto nella tua immaginazione, eppure non ti senti solo.

07 SOGNO CHE TU VENGA A FARMI VISITA IL MATTINO [gli antenati] C’è l’insonnia tormentata delle ore notturne, quando l’ansia pesa sul petto di chi non trova riposo e la mente si affanna in pensieri bui che prendono la forma di rimorsi e vaghi affanni futuri. Poi c’è il lieve dormiveglia dell’alba, quando il corpo stanco cede al sonno e scivola nei sogni. A volte queste visioni sono serene, come se la mano di un antenato, o di una persona cara che non c’è più, accarezzasse dolcemente la mente stanca e volesse dire: “Dormi ora, riposa, non darti pena, tutto scorre, non c’è davvero nulla di cui preoccuparsi tanto…

08 A ROVOLON [il paese della leggerezza] Credetemi, il fatto che sui colli euganei esista una località che si chiama Rovolon è una pura casualità... Rovolon è un neologismo che ho ideato fondendo le parole inglesi “Love” e “Revolution”. Questa parola è nata dalla necessità di dare nome ad un luogo di localizzazione incerta. Esso non esiste nelle mappe dei navigatori, è volatile, si manifesta qua e là e poi scompare. Sta ad indicare una certa tensione nell’animo, un’isola che non c’è, o che magari esiste solo a tratti, là dove due innamorati si stendono su un prato e incontrando le reciproche anime rinnovano il senso all’universo.

09 AL SORGERE DELLA LUNA REGINA [una grande madre] Si camminerà lungo il sentiero in piena notte fino al punto propizio, panoramico. Lì vedremo sorgere la luna del plenilunio col suo richiamo ancestrale. Tutto si bagnerà di una luce che dà alle cose una parvenza incantata. Gli occhi si abitueranno al chiarore soffuso, così diverso da quello accecante del giorno. La grande madre-luna, amante e sposa, bacerà in fronte i suoi figli camminatori per impedire che si perdano nell’oscurità e possano tornare a casa, assonnati ma pieni di meraviglia.

10 MIELE BIONDO DEL FRUMENTO [la figlia] Ho scritto questa canzone traendo ispirazione dalla mia esperienza di padre di una figlia adolescente. C’è qualcosa di faticoso nel compito di diventare grande. Mutare forma, vivere il conflitto con gli adulti per disegnare i confini della propria personalità è difficile, e arduo è anche il compito dei genitori. Eppure nel distacco di un figlio c’è qualcosa di dolce: si osserva la vita che matura e segue il suo corso, ci si riscopre in continua evoluzione per poter continuare ad essere luogo sicuro, casa, riposo.

11 IRRAGIONEVOLMENTE [paternità] La vita non scaturisce da un calcolo parsimonioso ma piuttosto da un azzardo. In fin dei conti ogni creazione è il frutto di un atto temerario senza il quale l’esistenza non è che sterile ripetizione.

12 LE CIME DEI LARICI [cantare] Da diversi anni conduco un laboratorio musicale in un reparto di psichiatria della Ulss di Padova. Lo scopo di questo progetto è lavorare in chiave riabilitativa attraverso gli effetti terapeutici dell’espressione personale. E' uno spazio di relazione in cui trovano posto scambio di pensieri, esperienze di sofferenza, idee, speranze. Questa canzone è nata affinché potesse essere cantata dal gruppo di pazienti e operatori con cui condivido questo cammino. Nel larice, grande albero che cresce fino alle quote più alte, ho trovato un simbolo della resistenza ai duri colpi della vita.

13 ARRIVERÁ L’INVERNO [fine ed inizio] “Nettare dell’estate” è il primo capitolo di un dittico, si completerà con la pubblicazione di una nuova raccolta di canzoni, collocate nell’altra metà dell’anno, quella dove regna il freddo e i crepuscoli scendono nel primo pomeriggio portando notti lunghe, propizie al fuoco, ai racconti e ai canti. Il tempo è una grande ruota, chi ascolterà queste canzoni ed io che le ho scritte siamo contenuti in essa, e sebbene ora è il momento di dare una fine a questo disco, lo si fa con la promessa di un nuovo inizio.



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