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A scuola senza zaino: scommessa vinta a Belluno

Alcune primarie provano la scuola "senza zaino". È il caso dell'l’istituto comprensivo Tina Merlin a Cavarzano a Belluno.

Zaino a casa e i materiali restano in classe e sono condivisi. Una didattica moderna che è anche una risposta al caro-scuola

“Quanto pesa questo zaino!”. Basta sostare davanti ad una scuola primaria per sentire qualche mamma o papà sbuffare questa frase. Sante parole perché se buttiamo gli occhi ai bambini spesso li vediamo entrare ed uscire dagli istituti con zaini che somigliano sempre più a borse da viaggio.

Nella scuola senza zaino i materiali didattici restano in aula

Negli ultimi anni le aziende che producono le “cartelle” per andare incontro alle esigenze dei genitori hanno persino pensato a mettere sul mercato degli zaini stile trolley. Eppure in Italia c’è qualcuno che va a scuola senza cartella: sono le scuole “Senza Zaino”, una rete di esperienze che dall’intuizione di eliminare la cartella hanno creato un metodo didattico che punta sulla responsabilità, la comunità e l’ospitalità. In questo scuole togliere lo zaino non è solo un gesto simbolico ma reale perché i bambini trovano a scuola ciò che loro serve: un ambiente accogliente con materiali didattici tattili e digitali, oltre a tutto ciò che è necessario per il loro lavoro.

In aula, strumenti di lavoro disponibili a tutti

I responsabili del progetto sono partiti da una semplice ma significativa riflessione: “Nessuno si è mai domandato perché un qualsiasi lavoratore trova i propri strumenti del mestiere sul posto di lavoro al contrario degli studenti. Lo zaino comunica un senso di precarietà e di inadeguatezza. Non a caso è stato inventato per gli alpinisti e i soldati per affrontare luoghi inospitali”.

La risposta della rete delle scuole senza zaino ribalta proprio il concetto: parte dal rendere le aule ospitali, umanizzando gli ambienti. Se entriamo in una classe che ha adottato questo metodo non troviamo la cattedra e i banchi. Lasciano infatti intuire un modello di lezione frontale ma l’area per dei minilaboratori, l’agorà, un luogo per il lavoro individuale, i tavoli a isola e l’area computer.

È un luogo di condivisione dove anche il materiale è presente e diventa patrimonio comune. Quello zaino lasciato a casa è una “provocazione”. Bella e reale. Che si traduce in un impegno in classe. Che assegna ad ogni bambino dei compiti. Realizzare il calendario con le attività settimanali, i misuratori di tempo per controllare la durata delle attività, per esempio. In quest’ottica anche l’acustica gioca un suo ruolo. La cura della voce e la riduzione dei rumori sono uno strumento necessario per creare un clima disteso e adatto all’apprendimento.

Nelle scuole senza zaino il rumore dei trolley che si trascinano per l’aula non esiste. Ma nemmeno quello delle sedie perché sotto le gambe vengono messe delle palline da tennis. E se matite, temperini, pennarelli e altro ancora non vengono portati ogni giorno da casa a scuola è anche perché in queste scuole esistono degli strumenti didattici che vengono costruiti dalle “fabbriche delle scuole senza zaino”.

Una risposta al caro-scuola

Un modello di lezione che è una risposta concreta al “caro scuola”: anche quest’anno, infatti, le famiglie italiane dovranno affrontare una spesa che secondo Federconsumatori passerà dai 518 euro dello scorso anno ai 522 euro di quest’anno per libri, zaini, diari e tutto quanto riguarda il kit dell’alunno che spesso varia da maestro a maestro.

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